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La parrocchia
IL DIACONATO DI TUTTA LA COMUNITÁ DEL CRISTO
Carissimi co-parrocchiani, eccoci giunti al proseguimento della puntata precedente che tanti, in diversi modi, mi hanno detto di aver apprezzato. E questo non certo per la mia abilità di scrittore (nei famosi temi, a scuola, non ho mai brillato moltissimo), ma perché tanti di voi si sono ritrovati nella comunità che ho descritto e che ho ringraziato particolarmente per avermi accompagnato e guidato in tanti anni di vita: è come se tanti di voi si sentissero partecipi della mia storia, della mia vocazione, ed è proprio così!
Visto che si è creato questo clima di confidenza, mi sento di poter proseguire serenamente con tono confidenziale, per parlarvi della solenne celebrazione di ordinazione, della grande festa che è seguita e della situazione presente e futura.
Iniziamo dalla celebrazione: inutile dire che la notte prima ho passato molto tempo in preghiera, magari non tanto per devozione, quanto piuttosto perché, rimanendo senza tante possibilità di dormire a motivo della grande attesa, il pregare era la cosa migliore da fare… È poi seguita la mattina con tutti i preparativi del caso. Mi ha fatto piacere anche sapere, come mi è stato riferito, che mentre io ero a casa a preparare tutti i dettagli tecnici per la celebrazione (veste, colletto…) in chiesa, alle Messe mattutine, si è pregato molto per me: questo è un segno grande della vicinanza che c'è tra i nostri sacerdoti, voi e me. Poi via di corsa in cattedrale dove, alle 15:00 noi ordinandi con i nostri genitori eravamo attesi dal vescovo nella chiesetta di San Giovanni in Fonte, adiacente alla cattedrale, per la recita dei vespri (un pò presto effettivamente, ma vista l'occasione…) e per scambiarci reciprocamente, con il vescovo, le impressioni, le attese e le preoccupazioni che si stavano addensando in vista dell'imminente rito di ordinazione.
Confido che in quel momento mi è stato di grande aiuto il nostro vescovo, Mons. Giuseppe Zenti: con il suo inconfondibile stile paterno, molto "alla mano" e vicino alla gente, ha avuto l'accortezza e l'umanità di ascoltare con grande attenzione e sensibilità le parole dei nostri genitori, per rendersi conto dei loro stati d'animo, tranquillizzarne la legittima preoccupazione e ringraziarli personalmente di quanto avevano fatto fino a quel momento per noi ordinandi. È stato un momento di vera condivisione fraterna tra noi, le nostre famiglie ed il vescovo che ci ha rasserenato tantissimo e ci ha messi nelle condizioni più idonee per affrontare in tutta consapevolezza e serenità la celebrazione. Grande è stata l'emozione al solenne ingresso: la cattedrale gremita di gente, il turibolo che innalzava alte nuvole di incenso, la processione lunga e composta, il canto grandioso della corale… e noi ordinandi, piccoli piccoli, a incedere tremolanti. In me c'è stata, però, oltre alla grande emozione, una sensazione unica: attraversando le navate della cattedrale, infatti, ho rivisto amici d'infanzia, amici della parrocchia di Gesù Divino Lavoratore, del Buon Pastore (dove ho prestato servizio per due anni), le mie catechiste, le mitiche maestre delle Giuliari, le mie professoresse delle Meneghetti, e poi, più vicini al presbiterio, tanti parenti e familiari: è stato un pò come ripercorrere la storia della mia vita: c'erano tutti (dalla mia infanzia al momento attuale), ma proprio tutti, per essermi vicino e darmi il loro sostegno umano in quel momento per me decisivo. È stato commovente. Il calore umano di amicizia e simpatia che ho sentito in quella processione iniziale è stato una cosa unica. Io penso che sia veramente bello ed umanamente indispensabile avere vicini i propri familiari ed amici nei momenti decisivi della vita (basta che ognuno pensi al proprio matrimonio, laurea, o magari anche malattia…): è un piccolo grande segno dell'immenso Amore che il Signore ha per noi e che ci dimostra proprio in questo modo. E poi tutta la celebrazione: due ore volate in un lampo, grazie alla grandezza del rito celebrato, alla paternità, franchezza e coraggio dal vescovo, al coro professionale e preparato, al servizio all'altare pronto e puntuale, ma soprattutto grazie alla grande azione dello Spirito, che ha accompagnato e sospinto sempre noi ordinandi e ha animato l'assemblea permettendole una partecipazione vivissima. Confesso che il momento più forte emotivamente è stato il canto delle litanie dei santi, con noi prostrati a terra per implorare le benedizioni dal cielo dal Signore e da questi grandi testimoni del Vangelo. È un gesto lungo e intenso (e poi non lamentatevi se ne ho cantati troppi, di santi, all'ultima veglia pasquale…) che ben esprime il nostro bisogno assoluto di essere accompagnati da Lui fin dall'inizio del nostro ministero.
La grande festa che è seguita: bellissima per due motivi. Il primo: è stata una gran bella sorpresa per tutti (altro che il rinfresco con patatine e olive che mi era stato promesso…): e qui il grazie più sentito va sia a quanti hanno accettato l'invito rivolto a tutti di trovarci per condividere assieme la grande gioia, sia a quanti hanno contribuito in varia maniera a preparare tutto, sfamare più di trecento persone con una tempistica e una cottura perfette, sparecchiare, lavare e pulire tutto. Sono stati per me, questi, due segni chiari ed evidenti della condivisione del diaconato con la mia comunità sotto un duplice aspetto: da una parte, la gioia per la chiamata del Signore, dall'altra del servizio alla Chiesa a cui un diacono è chiamato. Vi confido anche che mi ha fatto un grandissimo piacere vedere tanta gente, ricevere tanti auguri e tanti incoraggiamenti. Ho dovuto fare anche un piccolo atto di conversione, quando, mentre vi salutavo, il Signore mi ha fatto capire che voi non eravate lì per me, o perlomeno non per me soltanto, ma per Lui, che vedevate in me; questo mi ha fatto capire il perché di tanto affetto e tanta stima: è perché ho detto "sì" al Signore che mi avete apprezzato, non per altro. E questo mi ha fatto rendere conto di quanto io stesso sia parte di un progetto immenso e stupendo che sorpassa me, sorpassa ognuno di noi, ma che ha bisogno di tutti per essere realizzato. Grazie di cuore a tutti voi.
Concludo con la situazione attuale: il diaconato comporta tanta gioia quanta responsabilità nel rispondere agli impegni presi. In poche parole: l'obbedienza promessa al vescovo. Ancora per qualche mese starò con voi, cari co-parrocchiani (penso almeno fino a giugno e magari anche per l'estate…) e poi il vescovo mi chiamerà a servire la chiesa di Verona dove lui vorrà. È questo, per noi novelli diaconi, motivo di sacrificio e di libertà, in quanto è proprio nell'obbedienza al vescovo che si vede la disponibilità a servire il Signore nella Sua Chiesa, che viene prima di tutto. Comunque, non sarà affatto un addio, anche perché prima di lasciarvi, tra qualche tempo (un anno circa…?), avremo da condividere assieme un'altra grande gioia, forse ancora più grande del diaconato. Ma per quello ci risentiremo, a Dio piacendo e superiori permettendo, alla prossima puntata…
Don Paolo