Parrocchia Gesù Divino Lavoratore - San Matteo


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Missionario

I gruppi


Il gruppo missionario promuove la solidarietà e l'aiuto alle popolazioni che vivono nel bisogno attraverso la Missione, che è servizio nell'annuncio della Parola.

Collabora con la Commissione Ecumenico-Missionaria Vicariale e con il Centro Missionario Diocesano.

I principali appuntamenti sono:

  • Ottobre missionario
  • Quaresima di solidarietà
  • Settimana missionaria
  • Stand alla sagra parrocchiale.


In chiesa si può trovare tutto l'anno, per informazioni, una bacheca.

I componenti del gruppo


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Quest'anno l'ottobre missionario si apre con una esortazione di san Paolo tratta dalla prima lettera ai Corinti 9,16 "Guai a me se non annuciassi il vangelo".
E' una espressione che S. Paolo non riferisce solo a se stesso. L'impegno di annunciare l'Amore è di tutti. Ogni famiglia e ciascuno in essa, doni tutto ciò che può per annunciare il Vangelo. In questo mese avremo occasione di sentire la testimonianza di missionari in alcune messe domenicali.
Lunedì 20 ottobre alle ore 20.45 nel teatro Blù ci sarà la proiezione di un DVD di foto della missione di Don Silvano a Namahaca in Mozambico, con testimonianze di Don Luca, Germana, Flavia.
Mercoledì 29 ottobre alle ore 20.30 in cappella, serata di preghiera, recita del rosario missionario e adorazione Eucaristica.

E' stata inoltre allestita in Chiesa una mostra dalla sig.ra Anna Stocco.
La mostra anzichè limitarsi ad una esposizione di foto, si propone di far partecipare concretamente le persone attraverso la ricostruzione dell'eperienza di vita (fatta da Anna) in una baraccopoli di Soweto in Kenia.
L'esperienza visiva-partecipativa è integrata da cinque punti.
Contemplazione, Vocazione, Responsabilità, Carità, Ringraziamento, tappe che ci accompagneranno in tutto questo mese, per prendere rinnovata consapevolezza di annunciare il Vangelo.

Mi spiego meglio

Nel mese di maggio sono stata accolta a Baba Yetu.
In lingua kiswahili significa Padre Nostro.
È una "casa" simile a tutte quelle che compongono Soweto.
Questa è una baraccopoli a pochi chilometri da Nairobi, capitale del Kenya.
Vivere alcuni istanti della propria vita accanto e con gli stessi agi di queste persone era lo scopo del mio viaggio.
Ora prendete la vostra casa, scegliete una stanza e disegnate un rettangolo di tre metri per quattro sul pavimento.
Questa è la dimensione della vostra nuova casa. Togliete l'elettricità, l'acqua e le fognature.
Niente frigo, niente tv, niente fornello, niente rubinetti.
Il bagno fuori, da dividersi con altre famiglie.
Niente fornello, a sostituirlo un braciere.
Ora mettete in questa casa voi e altre tre quattro persone.
Vostro figlio per andare a scuola si alza alle sei, fa colazione con la luce di una candela, indossa una divisa e poi si incammina per qualche chilometro.
Le strade non sono asfaltate ma ricoperte di immondizie, di carta.
Non ci sono lampioni, ma sassi e rigagnoli degli scarichi a cielo aperto.
Qualche capra passeggia.
Il vostro lavoro, quando c'è, non basta per sfamare tutti.
Ogni giorno dovete sperare di non avere necessità di un medico o di medicine. Dovete sperare che ogni persona della vostra famiglia stia bene sempre.
Vostra moglie si alza presto al mattino per mettersi in fila a cercare un lavoro onesto che duri la giornata.
Poi laverà i panni in una bacinella.
Preparerà polenta e verdura, o riso.
Ora toglietevi dalla testa il pensiero che questa sia la vita che caratterizzava l'Italia del primo novecento, perché questo accade adesso e in un altro punto del mondo, il nostro mondo.
Accade nella madre terra africana, nelle Americhe, in Oceania, in Asia, nelle periferie delle città dei continenti ricchi.
E sono molti a vivere così.

L'ottobre missionario offre cinque riflessioni: contemplazione, vocazione, responsabilità, carità e ringraziamento.

Questo insieme di immagini, oggetti e testi unisce le tematiche proposte, alla ricostruzione della quotidianità a Soweto.
La contemplazione è rivolta a Dio, ovvio.
Eppure camminare per le vie, entrare nelle case, abbracciare i bimbi porta alla contemplazione dell'umanità. Quella che ha la traccia di Dio dentro, quella che per un occidentale spaesato si spera sia inondata dell'amore paterno di Dio, consola un po'.
La vocazione è una chiamata. Per ascoltarla si deve poter sentire. Il missionario (padre Antonio Corazza) che mi accompagnava per le strade del Madagascar, prima meta dei miei viaggi importanti, mi diceva "Tu fai troppe domande, devi vedere". Di fronte alla povertà preferiamo razionalizzare, chiedere per spiegarsi, come se ci fosse una logica. Ci interessano i numeri, quante persone? Quanti soldi? Quanti figli? Quanti ospedali?
E poi allontaniamo tutto, come fosse un film, come se questa realtà ci facesse troppo male per essere accettata. Allora restiamo in poltrona.
La chiamata interesserà qualcun altro.
E la responsabilità? Anche.
Pestiamoci sopra.
Ma è importante non confondere la responsabilità con le colpe o i finti sensi di colpa che ci inondano di pietismo.
La carità ci riporta a riflettere su Dio.
È il segno dell'amore gratuito che non chiede nulla in cambio.
La carità si compiace della verità.
La nostra conoscenza è imperfetta, ma la nostra capacità di amare è radicata nella perfezione.
E Dio ci promette pace, la pace di Cristo, nel nutrire e donare carità.
Il ringraziamento conclude queste riflessioni.
Il mio grazie va alle persone, ai bimbi segni di forza e gioia tra le vie di Soweto.
Va a Dio per avermi concesso questa possibilità e la libertà di sceglierla, di viverla fino al mio limite.
Il grazie è segno di una riconoscenza, di un'ammissione di felicità.
Si può dire grazie anche in anticipo.
Si dirà grazie per ogni vita salvata, tra i ragazzi di strada, tra i bimbi abbandonati, tra le famiglie sofferenti.
Si dirà grazie per ogni lento cambiamento che avverrà nel mondo per riconoscere che tutti hanno diritto alla dignità.

Anna Stocco


Mostra: TESORI NELLA DISCARICA


Giocattoli d'Africa nel Museo Africano di Verona

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La mostra dei giocattoli costruiti dai bambini d'Africa, fatta nella nostra parrocchia, ha voluto avere lo scopo di divertire e di valorizzare la loro originalità.
Non è un elogio della povertà, ma della fantasia.
Non è un elogio dell'accattonaggio,
ma della capacità di crere.
Non è un elogio della discriminazione, ma della voglia di vivere, posseduta dai bambini del Sud del Mondo.
Non è soprattutto un elogio della discarica!
Tutt'altro: è la denuncia dell'insensibilità e dell'egoismo di un mondo chiuso in se stesso, che sta perdendo la capacità di creare, di amare ... di giocare!

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